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Primi passi

mercoledì 24 novembre 2021 –

Sono già passate tre settimane dall’arrivo della famiglia siriana. Nei limiti della quarantena e della lingua, con incontri in rete e l’aiuto di una capace mediatrice, sono state giornate di conoscenza reciproca, in cui abbiamo visto il loro sforzo di comunicare (fortuna le app di traduzione!)
Per il momento la comunicazione, non semplice, è dedicata principalmente alle questioni pratiche e alla vita quotidiana e non sappiamo ancora molto della loro storia. Abbiamo capito che non potendo tornare in Siria questa coppia in Libano, nella invisibilità dovuta alla mancanza di documenti e diritti, ha utilizzato ogni possibilità per sopravvivere, riuscendo anche a lavorare. Le bambine non hanno potuto frequentare una scuola regolare, solo la più grande ha avuto un minimo di formazione grazie all’offerta delle ONG.

Nei dieci giorni di quarantena, nonostante l’impossibilità di uscire, li abbiamo visti sereni e distesi e attivi nell’iniziare ad imparare la nuova lingua. Abbiamo tutti ricevuto messaggi vocali con presentazioni, numeri, alfabeto, giorni della settimana, ripetuti dalle bambine con sempre maggiore scioltezza. Ci siamo organizzati per portare loro la spesa due volte a settimana e procurare oggetti di necessità, oltre ad affrontare piccole urgenze, dall’idraulica alla sanità. Ogni giorno qualcuno di noi è passato da loro e dal pianerottolo ha portato un saluto e semplicemente un messaggio: “noi ci siamo”.
Abbiamo tutti conosciuto Abir, siriana anche lei, che ci aiuterà come mediatrice linguistica e culturale soprattutto in questo primo periodo. Figura fondamentale nel tradurre ogni necessità e regola organizzativa, nell’accompagnarci nei passaggi burocratici, nell’aiutarci a comprendere il loro vissuto e la storia del loro paese, con un primo incontro specifico online.

Sono state giornate in cui il nostro pensiero, oltre alle persone, è stato occupato dal non sbagliare i passi necessari con la burocrazia, il tutto complicato dalle precauzioni e prescrizioni dovute all’epidemia di Covid. Fino ad oggi sembra che anche questa parte stia andando bene. Conclusa la quarantena c’è stato subito l’incontro in Questura che ha formalizzato la richiesta di protezione internazionale, qui abbiamo trovato collaborazione e interesse nel progetto da parte delle funzionarie.
Con questa formalizzazione è stata possibile l’iscrizione all’anagrafe e la richiesta di residenza nell’abitazione messa a loro disposizione. Quindi un altro importante passo: la scelta della soluzione migliore per l’inserimento scolastico e l’iscrizione a scuola delle bambine che oggi hanno iniziato a frequentare. La grande, inserita nell’ultimo anno della scuola primaria, davvero piena di energia ed entusiasmo, desiderava da giorni questo momento ed è stata soddisfatta dell’accoglienza dei compagni per i quali ha già preparato un piccolo lavoro da portare in classe domani.
La piccola imita la sorella nella scrittura e nel parlato, ma aveva il timore di non riuscire a comunicare. Abbiamo cercato di rassicurarla “ci saranno altri bambini che parlano arabo” e dopo il primo giorno il commento della maestra recita “è stata tranquilla, ha giocato e fatto attività, tra l’altro anche bene, con gli altri”.

Ci aspettano ancora alcuni passaggi, l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale e la prossima settimana l’inizio della scuola di italiano per gli adulti presso il Centro di Ascolto e Prima Accoglienza della città, dove incontreranno altre persone venute da lontano, comprese alcune famiglie provenienti dall’Afghanistan. Poi, fondamentali, gli incontri con l’avvocato per preparare la ricostruzione della loro storia da presentare alla commissione che dovrà decidere se e a quale permesso di soggiorno hanno diritto.
La spesa invece ora si fa insieme, si imparano a conoscere negozi, prodotti, modalità ma anche i limiti e la burocrazia necessaria in un progetto basato solo sul volontariato e su una raccolta fondi come il nostro.

Come immaginate, le cose a cui stare dietro sono molte e anche trovare il tempo per raccontarvi come procede il progetto non sempre è semplice.

Livia Montani e Andrea Righini

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