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Storia di un corridoio umanitario

mercoledì 15 febbraio 2022 –

Stefania Monteverde ci gira il suo articolo pubblicato su Emmaus, l’inserto maceratese di Avvenire, che racconta la nostra esperienza e l’importanza di creare nuovi corridoi umanitari in risposta alle guerre e ai disastri che vengono causati nel mondo.

UNO, MILLE, CENTOMILA  CORRIDOI UMANITARI
Storia di un corridoio umanitario nato a Macerata
Come si possono sopportare ancora i respingimenti in mare, i fili spinati ai confini, i lager in Libia, i campi profughi di Lesbo, il Mediterraneo grande cimitero, l’indifferenza verso i migranti? Cosa posso fare io di fronte a tutto questo? Noi siamo partiti da qui, gli occhi spalancati e l’intuizione di una risposta. Perché le risposte ci sono: una è aprire un corridoio umanitario e dare inizio a una nuova storia.
L’inizio. Per noi l’inizio è stato la lettura di un libro, “Porte aperte. Viaggio nell’Italia che non ha paura” di Mario Marazziti (Edizioni Piemme), storie di corridoi umanitari in Italia, come quello a Castelfidardo, con Mattia Magagnini, Silvia Malatini e una famiglia siriana. Paola Trivella, medico dell’ospedale di Macerata, lo ha letto, e lo ha proposto a amici e amiche: perché non farlo anche noi a Macerata? In pochissimi giorni è nato senza tante formalità un gruppo di sedici persone, otto famiglie, alcune che si conoscevano, altre che si sono conosciute in questa occasione. Il 29 gennaio 2021, in pieno lockdown, con il primo incontro online ha preso il volo il nostro corridoio umanitario.
Come funziona. Abbiamo conosciuto la realtà italiana dei corridoi umanitari, un modello d’accoglienza diffusa fondato su un protocollo d’intesa tra governo italiano e Comunità di Sant’Egidio, Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, Tavola Valdese, Conferenza Episcopale Italiana – Caritas, nato per garantire a chi è profugo una via di fuga sicura e un ingresso legale sul territorio italiano con visto umanitario. Ogni corridoio umanitario è autofinanziato e non riceve nessun sussidio statale, ad esclusione del volo umanitario. Il nostro gruppo collabora con la Comunità di Sant’Egidio, i cui volontari nei campi profughi individuano i potenziali beneficiari che, dopo il controllo da parte del Ministero dell’Interno, ricevono i visti umanitari. Altri volontari ricercano associazioni e gruppi disponibili ad accogliere una famiglia di profughi mettendo a disposizione casa, sostegno economico, accompagnamento fino all’autonomia per il proprio progetto di vita.
Le nostre azioni. Il nostro gruppo ha coinvolto l’Associazione La Goccia di Macerata come partner istituzionale del progetto, una disponibilità data con slancio nello spirito de La Goccia, nata per promuovere cultura e servizi dell’accoglienza in famiglia. Con il crowdfunding per l’autofinanziamento, in pochi giorni solo con il passaparola tra gli amici abbiamo raccolto il necessario, segno della grande generosità diffusa. L’assenza di un sostegno sicuro da parte dello Stato è certamente un grave limite. Allo stesso tempo è un punto di forza il percorso di costruzione giorno dopo giorno di una rete di buon vicinato e di amicizia che fa dell’accoglienza un’esperienza di relazione e di reciprocità molto profonda. La messa a disposizione gratuita di un appartamento, altrimenti destinato a ospitare studenti fuori sede, la ricerca condivisa di arredi, biancheria, giochi, la volontà di creare un ambiente accogliente per chi scappa da troppo tempo: questo è stato il nostro inizio.
L’incontro. Per noi la data dell’incontro è il 5 novembre 2021, quando è scesa all’aeroporto di Fiumicino la famiglia siriana che abbiamo accolto a Macerata, due bambine e i loro genitori. Parlano solo arabo, ma abbiamo trovato il modo per capirci tra gesti, Google Translate e la mediatrice culturale. In questi primi quattro mesi abbiamo affrontato insieme le regole anticovid, l’organizzazione della vita di tutti i giorni, l’iscrizione al sistema sanitario, l’inserimento a scuola, l’iscrizione anagrafica, l’iter con Questura e domanda d’asilo. Ma anche pizzate insieme, regali di Natale, uscite sulla neve, risate e video mentre cantano «sono un italiano, un italiano vero». Un percorso di scoperta reciproca, incontro di culture, cucine, lingue, in uno scambio continuo che trasforma tutti.
Centomila corridoi umanitari. Ora questa esperienza si apre ad un‘altra esigenza: costruire una rete per crescere e accogliere ancora. Insieme all’Associazione La Goccia abbiamo iniziato un confronto con altre realtà di Macerata, il Centro d’Ascolto e di Prima Accoglienza, Refugees Welcome, l’Istituto Salesiano, l’Associazione Piombini-Sensini, ma anche sindacati, associazioni e gruppi a Recanati e Civitanova. L’idea è collaborare e promuovere insieme una più diffusa cultura dell’accoglienza, al di là di schemi e pregiudizi. Il contagio positivo deve crescere e stimolare la nascita di altri corridoi umanitari, uno o mille, fino a centomila. Perché, pur nella tragedia immane, «chi salva una vita, salva il mondo intero». Per chi ci vuole seguire, ecco il nostro blog.

https://marchemedia.com/2022/02/16/storia-di-un-corridoio-umanitario/

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