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Cittadini e cittadine dello stesso mondo

domenica 6 marzo 2022 –

Sono questi i giorni terribili di un’altra guerra, quella della Russia contro l’Ucraina. Bombardamenti sulle città, sulle scuole, sulle fabbriche, sui monumenti, sulla vita e la storia di un popolo. La paura, l’angoscia, la necessità di trovare un rifugio sicuro per sé, per la famiglia, per i bambini, per  gli anziani: la fuga come unica prospettiva, da qualche parte, verso una terra sicura, ospitale. Questa storia sembra non finire mai. Già ora più di un milione di rifugiati dall’Ucraina cercano un luogo ospitale, un dramma enorme. Per fortuna ora  i paesi europei sembrano più disponibili ad accogliere le persone in fuga dall’Ucraina, a dare ospitalità, ad aprire i corridoi umanitari nei vari paesi europei. Purtroppo, per certa gente le persone in fuga non sono uguali, e accade di sentire chi classifica  in “profughi veri e profughi falsi”, quelli da accogliere e quelli da lasciare al freddo dietro un muro di filo spinato.
Per noi, invece, vale sempre l’art 10 della Costituzione Italiana: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione Italiana, ha il diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge”. I paesi democratici come l’Italia devono garantire il diritto d’asilo a chiunque fugge, oggi gli ucraini ma anche a afghani, siriani, etiopi, somali, chiunque.
Ogni persona ha diritto ad una cittadinanza, cioè a vivere da cittadino libero di questo mondo. I corridoi umanitari rappresentano uno strumento necessario per garantire in modo sicuro accoglienza a chi scappa e un percorso di integrazione per il proprio libero progetto di vita. Per la popolazione ucraina si sono aperti i corridoi umanitari dell’Europa che sta dimostrando il volto umano della democrazia, dimostrando che la cittadinanza anche quella provvisoria  è prima di tutti dare accoglienza alle persone, chiunque esse siano, nuovi nati o arrivati da fuori, e garantire gli strumenti per la propria libertà e dignità.

Nella nostra esperienza di corridoio umanitario con la famiglia siriana che stiamo accompagnando nel suo inserimento in Italia, uno dei momenti più significativi è stato proprio il momento in cui hanno ottenuto la residenza anagrafica e la carta di identità come cittadini maceratesi.
Infatti, per la nostra legislazione i rifugiati, anche in attesa di permesso di soggiorno, hanno diritto di essere riconosciuti residenti nel Comune in cui vivono e titolari di un documento di identità che dà loro i diritti di accesso ai servizi pubblici, all’identità digitale e a tutte le opportunità ad essa connesse. Purtroppo, non sempre i Comuni italiani rispettano questo diritto, temendo un aumento della spesa sociale: talvolta, tendono a ritardare la concessione o complicare l’iter per i richiedenti. La nostra esperienza è stata differente: fatta la richiesta, in qualche settimana hanno avuto  in mano la carta d’identità e la residenza anagrafica, e soprattutto la consapevolezza che in questo paese sono benvoluti e accolti come cittadini di questa città, anche se con una cittadinanza provvisoria. La soddisfazione negli occhi delle bambine e dei loro genitori, mentre mostrano il documento, è il segno che per loro ogni giorno si fa più sicuro.
Ci rendiamo conto che i percorsi di accoglienza passano anche da un’organizzazione da parte delle istituzioni, quelle nazionali e quelle locali, per non lasciare l’accoglienza alla buona volontà di qualcuno.

Se fosse più evidente che siamo tutti cittadini e cittadine di questo mondo, forse riusciremmo ad abbattere i confini, ad essere paesi ospitali, a garantire percorsi di cittadinanza più semplici e sicuri per permettere a chiunque di trovare il proprio posto nel mondo dove fare casa e famiglia.
Per questo il  nostro impegno è anche quello di rafforzare la cultura dell’accoglienza, perché diventi meno assistenziale e emergenziale, mossa da ondate selettive e fugaci, per strutturare processi di  accoglienza sicura e organizzata in un’Italia e in un’Europa che sappiano sempre dare asilo alle persone costrette a lasciare i loro paesi, tutti cittadini e cittadine di questo mondo.

di Stefania Monteverde

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