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Garantire il diritto alla salute

venerdì 18 marzo 2022 –

L’accoglienza di una famiglia da un punto di vista sanitario richiede aver chiari alcuni aspetti fondamentali, non complessi, ma che devono essere molto presenti al gruppo che accoglie:

1- L’accesso al sistema sanitario nazionale. La famiglia all’arrivo, con un visto speciale per l’Italia, ha 10 giorni di tempo per presentarsi alla Questura del luogo dove verrà accolta per la compilazione del formulario C3 per la richiesta di protezione internazionale (con rilascio di ricevuta). Da quel momento, previa iscrizione all’anagrafe del comune di residenza (e con copia del passaporto rilasciato di solito all’arrivo in aeroporto dalla polizia di frontiera), possono recarsi al distretto sanitario d’appartenenza e chiedere iscrizione al sistema sanitario nazionale con assegnazione di un medico di medicina generale e pediatra di libera scelta per i bambini. A questo proposito è bene informarsi anticipatamente di quale possa essere la scelta migliore sul territorio sia per disponibilità personale del sanitario sia per considerazioni logistiche (medico vicino per facilitare autonomia personale), con telefonata di presentazione anche di qualche membro del gruppo al medico per spiegare la situazione e già accordarsi su un primo appuntamento per una prima visita di conoscenza.
La famiglia, per 2 mesi dall’arrivo, avrà diritto esenzione dai ticket E64. Successivamente, sino all’arrivo della risposta di richiesta di protezione internazionale, non saranno esenti e pagheranno il ticket salvo situazioni particolari (esenzione per gravidanza, patologia). Poi se riconosciuti rifugiati avranno diritto ad esenzione, se con protezione umanitaria o speciale saranno soggetti al ticket. In questo caso è opportuno procedere con un patronato al calcolo dell’ISEE per l’inserimento nell’esenzione per reddito.
Questo processo lineare è risultato più complesso nel nostro caso per l’esigenza di 14 giorni di quarantena causa Covid-19 ed accesso poi, successivo a tampone, in Questura. Si crea infatti uno spazio sospeso in cui le persone sono prive di assistenza sanitaria pubblica (salvo accesso al PS per cure di urgenza emergenza) e devono pagare privatamente tutto, anche i tamponi. Non possono ricorrere neppure al codice STP in quanto già noti alle autorità in altra forma di accoglienza.
Ulteriore variabile è ovviamente data dalla collaborazione delle persone preposte negli uffici competenti, che al di là delle norme, possono ostacolare o rendere normalmente fluido il processo con atteggiamento ostativo/indifferente o partecipativo. Nel nostro caso si è creato un clima di collaborazione e di risposta professionale ed umana sia in Questura che negli uffici amministrativi sanitari e comunali.

2- Valutazione iniziale dello stato di salute. Nel caso dei corridoi umanitari le famiglie ospitate provengono da esperienze di forte difficoltà e deprivazione, e pertanto, nonostante dovrebbe essere già nota tramite l’associazione che ha determinato il trasferimento la presenza di importanti criticità sanitarie, diventa fondamentale prevedere nelle settimane iniziali un percorso di valutazione della situazione sanitaria del nucleo familiare. Ovviamente le problematiche si differenziano in relazione alle aree di provenienza delle famiglie e, pur in eventuale presenza di una lingua veicolare di comunicazione (es. inglese), risulta già in questo fondamentale la presenza di un mediatore. È innanzitutto importante raccogliere informazioni sul percorso vaccinale effettuato e documentato (le cose possono non coincidere) di tutto il nucleo familiare, nonché di eventuali difficoltà sanitarie minori riferite dalla famiglia. Importante in questo senso programmare un primo incontro con il medico di medicina generale ed il pediatra, che aiuti a fare una prima valutazione globale sulla situazione sanitaria di ciascun membro della famiglia, tenendo in particolare conto provenienza e percorso del nucleo familiare. Secondo la nostra esperienza risulta estremamente utile che il gruppo abbia una figura di riferimento medica che abbia una visione d’insieme di tali tematiche e possa aiutare i colleghi ad orientarsi su problematiche che possono non essere abituali. Vedi le Linee Guida Salute Migranti.
Possono coesistere situazioni sanitarie particolari che si evidenziano fin dall’arrivo, intolleranze ambientali ad alimenti o acqua, gravidanze o problemi minori trascurati nelle situazioni di partenza ma impattanti sulla qualità della vita (dermatiti, patologie odontoiatriche, patologie croniche) accanto a situazioni strettamente legate ai motivi di partenza o soggiorno che possono pregiudicare un corretto sviluppo di integrazione o autonomia (è estremamente importante rilevare i minimi segni di disturbi postraumatici o esiti psico-fisici di violenze).

3 Strumenti di comprensione e valutazione transculturale di salute e malattia. Infine, ma certamente non meno importante, ci sembra rilevante, partendo proprio dalla nostra stessa esperienza di accoglienza, sottolineare l’importanza decisiva della compresenza di un mediatore (anche con formazione specifica in ambito sanitario). Nel nostro caso fondamentale per la mancanza di una lingua veicolare iniziale, ma importante a prescindere per riuscire ad inquadrare e comunicare difficoltà legate innanzitutto banalmente ad un diverso approccio con i servizi di salute (pensiamo alla difficoltà per alcuni popoli a gestire personale sanitario di sesso opposto, problema nella nostra accoglienza non rilevante), ma anche nell’imparare reciprocamente a gestire la comunicazione sul dolore, la malattia, i trattamenti e sulle esigenze di vicinanza o attese diverse. Vedi L’influenza della cultura su percezione e trattamento del dolore.

di Paola Trivella

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