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Fili

lunedì 5 settembre 2022 –

Siamo abituati a percepire la condizione di rifugiato come condizione individuale. Anche nella sua drammaticità rimane comunque la storia di un individuo che colpito nella sua dignità o sicurezza di essere umano viene a bussare alle nostre porte. Difficilmente ricordiamo, a meno di non entrare nell’ascolto del suo racconto, che dietro di lui o nella condivisione della diaspora rimangono i fili d’amore di madri, padri, fratelli… Fili di affetti di relazioni amicali e parentali che incidono sull’identità personale. Il dramma della fuga e della condizione di rifugiato prosegue e si incarna nel dolore di anni di separazione dalle famiglie, spesso senza poter accompagnare nell’addio genitori e amici. Il peso esistenziale di questo dramma l’ho personalmente vissuto con un amico fraterno sudanese intrappolato per le modifiche delle leggi sulla cittadinanza e dalla burocrazia. Pur avendo diritto da anni alla cittadinanza, ha visto concretizzarsi il suo personale incubo, la morte del padre prima di essere in condizioni formali per poter tornare a salutarlo.
Ed ora invece l’ho vissuto nella gioia condivisa della famiglia siriana accolta che finalmente ha potuto vivere l’incredibile esperienza (forse per un periodo ormai insperata) del reincontro con padre, madre e fratello rifugiati in Germania. Loro stessi hanno sentito la necessità di condividere l’attesa, le immagini del viaggio e dell’incontro con tutti noi che ora siamo i fili concreti di affetto della nuova vita in Italia. L’emozione di questa condivisione è stata così intensa da farmi percepire il dolore che questa divisione ha comportato finora.
Certo la nostra è una minuscola esperienza nell’immenso mare di dolore che ci sta travolgendo da mesi, ma come diceva Gino Strada, una persona alla volta… non solo recuperando alla vita il singolo ma per strecciare dal dolore i fili d’oro dell’amore che legano tante esistenze.
Nessuno di noi e di voi s’arrenda.

di Paola Trivella

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