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La porta del corridoio umano

martedì 2 novembre 2021

Si sa, un corridoio è un passaggio su cui si aprono delle porte. Ci sono momenti nella vita in cui non si apre nemmeno una porta, nemmeno uno spiraglio per vedere un corridoio, tantomeno una stanza. Tutto sembra chiuso, drammaticamente chiuso. È questa la condizione di chi vive nei campi profughi per i rifugiati? Difficile per noi qui, nel benessere di una provincia del ricco occidente, immaginare una condizione tanto disperata quanto quella di chi non ha alternative per sé e per i propri figli per non morire sotto una bomba o di fame per mancanza di un pezzo di pane o ammazzati da un vicino fanatico. L’unica alternativa è fuggire alla ricerca della porta di quel corridoio sperando che ci sia qualcuno dall’altra parte del corridoio, sperando in un corridoio umano. Ci vuole molta empatia per immaginare tutto questo, ma ci vuole anche un grande sforzo di comprensione per noi che viviamo sicuri nelle nostre tiepide case, come ci ricorda Primo Levi.

Nella Macerata del 2021 qualcuno ha fatto uno sforzo di empatia e ha sentito il bisogno disperato di quella porta del corridoio. Paola ha mandato un messaggio diretto e informale: “Perché non noi? Perché non noi ad aprire la porta di un corridoio umanitario? Chi ci sta?”.  Si sono ritrovati in sedici dall’altra parte di quella stessa porta: i primi che hanno risposto al messaggio di Paola si sono incontrati, un po’ a caso accomunati dal bisogno di un corridoio umano prima che umanitario.  In mezzo al lockdown e alle “distanze sociali” della pandemia del febbraio 2021, si sono avvicinati tra chat e meeting in zoom, e così per nove mesi hanno gestito la gravidanza di questa nascita.

Paola ha organizzato il primo incontro online con Valeria della Comunità di Sant’Egidio che promuove i corridoi umanitari come necessario strumento per una migrazione sicura. E poi l’incontro online con Mattia e Silvia che a Castelfidardo nelle Marche hanno fatto una bella esperienza di accoglienza grazie a  un corridoio umanitario. Un altro incontro online importante quello con Claudia del Centro d’Ascolto e di Prima Accoglienza di Macerata per conoscere altre esperienze simili e per mettere insieme competenze e servizi utili come i corsi sulla lingua e sulla cultura europea. Per avere il necessario  appoggio istituzionale, Annalisa ha costruito la relazione con l’Associazione La Goccia di Macerata che da sempre si occupa di accoglienza e di minori. Nel centro storico della città La Goccia ha organizzato anche una serata culturale pubblica sui corridoi umanitari, occasione per conoscere Mario Marazziti e presentare Porte aperte, il suo bel libro. Marco, nominato tesoriere sul campo, tiene sotto controllo le donazioni: in pochi mesi più di ottanta persone hanno contribuito con versamenti puntuali e  generosi per sostenere il corridoio umanitario a Macerata. Silvia e Mattia hanno messo a disposizione gratuitamente la casa a Macerata, un piccolo appartamento prima affittato agli studenti universitari ed ora destinato a una nuova rendita, quella della solidarietà. Lucio, Alberto e Mattia si sono messi in tuta da lavoro per ridare alla casa un aspetto accogliente: ritinteggiare porte e pareti, buttare tutto ciò che è rovinato, sistemare luce, gas, wifi. Grazie al passaparola tra le famiglie   si sono trovati i letti a castello, trapunte e lenzuola, tende arancioni per le finestre. Aneta, un’amica norvegese, ha messo a disposizione il bellissimo mobilio della sua casa sui Sibillini,  ormai venduta, tutto nuovo e bello.  Un’altra amica del gruppo, Pia Francesca, ha contribuito con cose utili e necessarie. Un lavoro collettivo pulire la casa e preparare colori, giochi, quaderni per le camere dei bambini, Valeria cerca anche un tappeto con i cuscini per i momenti di relax, per le culture asiatiche meglio di un classico divano, Anna attenta ai dettagli porta anche le coperte fatte a mano. Paola tiene le fila e allaccia i contatti con l’azienda sanitaria per  garantire le cure necessarie.  Alberto e Andrea preparano i documenti dell’accoglienza in accordo con la Prefettura, già avvisata dal Ministero degli Interni che è partner dei corridoi umanitari. Annalisa M. e Antonella si occupano dei contatti con la scuola per l’inserimento dei bambini che arriveranno. Livia raccoglie le foto con i nomi di ogni persona del “gruppo dei 16 ” e  prepara una mappa delle persone per aiutare chi arriverà ad orientarsi tra tutta questa gente. Intanto, Andrea, Livia e Stefania aggiornano la newsletter per informare i sostenitori e il blog per tenere traccia di una storia importante, piccola e grande allo stesso tempo. Sara, mediatrice culturale,  che ha già accompagnato una famiglia della Comunità di Sant’Egidio, è a disposizione fin dall’arrivo. Pronte anche le auto per andare a prenderle la famiglia a Roma quando finalmente arriverà: Mario mette a disposizione la macchina a sette posti, Andrea guiderà e ad accompagnarli anche l’auto di Alberto insieme a Anna, Mattia e Livia. Euro e Alfonso non fanno mai venire meno braccia e energia positiva.

Eccoci, a ottobre 2021 stiamo così, in attesa su quel corridoio umano. Abbiamo aperto la porta e adesso stiamo aspettando chi arriverà, cercando con impazienza quella luce giù in fondo al buio del corridoio. Chiunque aprirà quella porta, welcome!

Stefania Monteverde

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